Quando è Luna…

Quando è Luna piena – sei Tu – dico –
Le mie labbra trattengono appena il nome –
Quando è falce – Tu sei logorato – me ne accorgo –
Ma – pure – d’Oro lo Stesso –
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Quanti poeti ha ispirato la luna oltre a Emily Dickinson.
Quanti? Quanti cantanti pop, pittori, coreografi…
Simbolo di cambiamento, segno magico e potente di vita, di bellezza femminile, di fascino. Magnifico splendore argenteo che si riflette negli orecchini asimmetrici Pittiesisi.

Lettera di Natale

La mia lettera di Natale? Ricordi di bambina… Attesa, sorpresa, emozione, forme colorate, rigorose scatole nere, rosse, bianche, nuance cipria e stelle…  nastri lucidi, profumi di legno e di neve, luci tenui di candele sfarfallanti, fuochi, ologrammi e lame laser… Non dovevamo regalarci niente? Solo un pensiero dicevi tenendomi così stretta da farmi male. Ti scrivo anche quest’anno la mia lettera di Natale! Un pensiero per l’anno nuovo… ed è già San Valentino, il mio compleanno, estate… Solo un pensiero! Il rainbow dell’anno scorso era più bello di quello che mi hai regalo per il nostro primo Natale insieme. Quanti anni sono passati? Ti ricordi come ho fatto la matta?! Quanti colori abbiamo cambiato?! Poi ho voluto tutta la collezione! Quest’anno solo un pensiero… come ogni anno. Un pensiero per ogni carezza, per ogni bacio, per tutti i tuoi silenzi e le mie risate, per ogni attimo proibito, per le nostre mani… Solo un pensiero a Natale e poi… tu lo sai…

La bellezza di una donna…

“La bellezza di una donna non sta nei vestiti che indossa, nel portamento o nel modo in cui si pettina. La bellezza di una donna si vede nei suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il luogo dove risiede l’amore. La vera bellezza in una donna si riflette nella sua anima. È la cura che dona amorevolmente, la passione che mostra…

la bellezza di una donna cresce solo con il passare degli anni.”

(Audrey Hepburn)

Ciao bellissima!

Piove e vien voglia di scrivere canzoni così come vengono, di filmarti mentre dormi e mentre cammini, mentre ti svegli e sorridi, mentre ti infili tutte quelle collane e provi diecimila orecchini facendo le facce strane e le boccacce a me che ti guardo e non riesco quasi a respirare mentre la tua pelle sparisce e ti riempi le dita di anelli colorati come se fosse già Natale… Ci vorrebbero le parole di Vasco, la sua musica e la sua faccia da sberle a riempire la nostra casa mentre ti trucchi con una sola riga nera. Mi fai ciao tirando su le collane ridendo come una matta. Tre minuti e sparisci sgommando. Mi restano le strisce di luce rossa e gialla riflessa sulle gocce della finestra, le strisce azzurre e viola delle tue mani, le nuvole di fumo e cento whatsapp fino a stasera…

Una bellezza classica

Adornarsi, caratterizzare la propria immagine, mandare segnali con il corpo è il modo più diretto di comunicare. Abiti, tattoo, acconciature, accessori, gioielli sono strumenti di scrittura come le parole, gli sguardi, i sorrisi.
Lei indossava una magia dorata su cui si specchiavano sguardi adoranti, luci, ombre improvvise, flash… Orecchini, anelli e pendenti dalle geometrie classiche e forti allo stesso tempo, quasi trasgressive. Perfetta, bellissima con niente, faceva pensare alla bellezza delle fornarine, delle gioconde, delle donne velate dipinte cinquecento anni prima. Vestita di semplicità e di fantasia si muoveva come un’onda di luce trasparente e colorata…

La luce di Venezia

Certi giorni a fine Novembre il sole a Venezia è così caldo e intenso e luminoso che sembra durare sempre. Le pietre alle Zattere sono bianche e calde che vien voglia di stendersi fino a toccare l’acqua con la mano carica di anelli dalle pietre colorate. La luce rimbalza sull’acqua e amplifica i colori che disegnano riflessi violazzurri, verdi, arancio, ombre semitrasparenti come fosse fumo colorato che si allunga tra le dita e disegna volute rotonde sulla pelle, sui ricordi delle lastre di pietra d’Istria che non ci sono più, sulle piccole onde che si rompono così vicine. Le stesse luci, gli stessi colori che dagli orecchini tingono i capelli e gli zigomi, ombre che tagliano il viso e ridisegnano la bocca. In un attimo tutto diventa più giallo, il sole regala una vampata prima di spegnersi in laguna e congelare l’aria, la luce e i colori. Restano i riflessi verdazzurri, azzurrancio degli anelli tra le dita che sfumano veloci nel buio a riscaldare la notte gelida promettendo un’altra estate.

A Venezia ogni regalo diventa un ricordo

A Venezia ogni emozione è più forte, tutti i sorrisi sono grandi come il cielo sopra la laguna. Risate, sguardi, pensieri, carezze, baci… persino le tue smorfie, i tuoi giochi lasciano segni sulla pelle, indelebili, preziosi tattoo, gioielli che i tuoi gesti confondono con i riflessi dell’acqua. Gli anelli diventano cerchi di luce, vetrate gotiche le pietre lucide, onde lunghe copiano le curve su cui giocano le tue collane, le stesse disegnate dai capelli che celano e mostrano bagliori da orecchini fortunati… così vicini da soffiarti tutte le storie dei viaggiatori sospesi nella luce dorata della città. Venezia trasforma le emozioni nella sua luce unica… la malinconia sfuma già dietro i finestrini bagnati del treno alla fine del ponte della libertà…

I gioielli non servono a niente

I gioielli non servono a niente. Forse solo a chiedermi un bacio, ad attirare carezze pericolose. Le tue collane lunghe disegnano il collo, indicano l’ombelico, mostrano percorsi alle mani, segnano il buio di riflessi ovali, servono solo a ritrovarti. I grandi anelli dalle pietre colorate che metti d’estate come ghiaccioli e d’inverno come scaldini non servono a nient’altro che a incantarmi mentre mi indichi il mare e la neve con le mani che corrono ovunque mentre giochi e parli. Gli anelli larghi d’oro e d’argento sono solo specchi che dei giorni riflettono il vento e altri mi chiudono le mani dentro pensieri rossi. Gli orecchini rubano sguardi e tirano i capelli, attirano le mani degli amanti e le fanno sparire nelle chiome. I grandi cerchi rotondi si infilano tra le labbra a cercare parole solo sussurrate, confidenze proibite troncate, poi tornano a giocare, a dondolare aspettando nuovi occhi, altre mani, per altri inutili giochi…

Anelli, giochi, meraviglie…

Tra tutti i gioielli gli anelli sono simboli, segni indelebili e definitivi. Pegni d’amore, promesse, attestati di appartenenza ad esclusive enclave, sigilli perentori del potere assoluto. Scrigni di segreti scuri, di pozioni magiche e veleni. Sculture, giochi, meraviglie di ingegneria e palcoscenici di luci e colori.
Amo da sempre le sue mani affusolate dalle dita lunghe e sottili da prestigiatore, da maga capace di ogni incantesimo. Mani cariche di anelli buoni per tutti i suoi trucchi. La larga fascia squadrata, lucida di luce, liquida come gli occhi, scalfita solo dai segni delle mie tacche che contano i nostri incontri. Non ho mai capito la rotonda pietra viola trattenuta dal cerchio di luce bianca che le segna l’indice. Di certo un presagio, l’indicazione di un luogo segreto dell’anima. Il mio preferito, la lunga ellisse nera, il primo, l’unico imperdibile. Il sottile cerchio d’argento graffiato che racconta di una vita da gatta. Il calore del quarzo fumè quadrato che mette d’autunno. La grande pietra verde, il cerchio d’oro rosa… I suoi infiniti anelli, incantesimi celati dalle bellissime mani, magie nascoste in ogni carezza da strega. Sorridi!

I gioielli sono parole

I gioielli come tutto ciò che indossiamo comunicano come parole. Molto più delle parole. Parlano dalla vetrina, dalla confezione, parlano addosso, parlano appoggiati casualmente accanto allo specchio…
L’avevo notata al bar ieri mattina immerso nella solita colazione fatta quasi in trance perso sulle vetrine di una giornata ancora vergine. Mostrava con orgoglio ostentato il suo anello, la grande pietra blu dalle sfumature della stessa tonalità degli occhi. Stessi scintillii dai movimenti della sua mano affusolata. Impercettibili le dita sul tavolo, ampi gesti mentre raccoglieva i lunghi capelli biondi. Mille frasi, parole appena accennate appartenenti a vocabolari non più in uso raccontavano di felicità, appartenenza, voglia, essenza, brevi cenni alla sua splendida vanità e pagine, pagine di sensuali provocazioni…
Mai vista prima, parlava al mondo dal suo anello come avesse poesie stampate addosso, come un’insegna al neon, nuda in mezzo a tutta la gente. La lunga collana giocava impertinente su di lei e veniva tenuta a bada dalla stessa mano inanellata d’azzurro, di quell’azzurro impolverato e lucido che regalano solo certe aquamarine impregnate del profumo dei fianchi e dalla luce degli occhi. Giochi, messaggi travisati, romanzi infiniti, frasi buttate lì come richiami, brevi racconti. Abbagli, tintinnii, riflessi per non consumare parole troppo importanti, silenzi molto più vivi delle inutili chiacchiere della seduzione… Mi aveva strisciato addosso gli occhi e se n’era andata di scatto lasciando senza fine quella giornata ancora da iniziare.